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Cenni storici-Monte Compatri

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Gli storici identificano Montecompatri come l'antica città di Labicum, dove terminava la via Labicana, che venne distrutta dai Saraceni nell'XI secolo e ricostruita successivamente dagli stessi abitanti. Secondo Dionigi di Alicarnasso la paternità di Labicum viene attribuita a Glauco, figlio di Minosse, re di Creta. Il suolo fertile favorisce l'agricoltura e la coltivazione di vigneti, frutteti e uliveti fino a 400-500 metri. Il nome deriva dall'essere stata un punto di incrocio (compitum) di molte strade. La città, abitata dai Labici, venne distrutta nel 418 a.C. dai Romani. Risorta in epoca cristiana Montecompatri, fu nuovamente rasa al suolo nel IX secolo dai Saraceni, ma i superstiti riuscirono a rifondare il paese, che un documento del 1090 chiama Castrum Montis Compatris. Dopo essere passata, nel medioevo, tra le mani di varie famiglie romane tra i quali ricordiamo i conti di Tuscolo, gli Annibaldi e i Colonna, nel 1816 tornò a far parte direttamente dello Stato Pontificio. Nel 1874, dopo l'Unità d'Italia, si costituì in comune. Infine, durante la seconda guerra mondiale, il paese fu occupato dai Tedeschi e subì svariati bombardamenti. Nel centro storico, di sembianze ancora medioevali, si trova la parrocchiale di Santa Maria Assunta del XVII secolo, da cui è visibile la torre campanaria , che fu eretta dai Saraceni come punta di avvistamento. A fianco della torre si apre un arco che segna l'ingresso al "ghetto", cioè la parte più antica del paese, quella contenuta nella cinta muraria. In Piazza Garibaldi, si può ammirare la fontana dell'Angelo, divenuta simbolo del paese; essa rappresenta il Genio Alato dell'Escavazione a memoria dei minatori monticiani che alla fine dell'800 costruirono la galleria dell'acquedotto. Interessanti le vie interne dove passeggiando si possono osservare scorci e abitazioni caratteristiche; al numero civico 161, ad esempio, è possibile ammirare una bifora medioevale sorretta da una colonna a tortiglione di epoca romana. Un po' fuori dalla cittadina si trova anche una Via Crucis, al termine della quale sorge la cappella della Madonna del Castagno; continuando la strada si giunge al convento carmelitano di San Silvestro, dedicato al culto del Papa omonimo. Come tutti i Castelli Romani, Montecompatri è indicato come luogo di delizie per gli amanti della cucina; in particolare è noto per la produzione del vino D.O.C. Montecompatri-Colonna.

 

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